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il blog di Ciro Scannapieco

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giu
25

Morricone dirige Morricone

Posted by Ciro under Musica

avatar2Un po’ padre, un po’ figliuol prodigo. Così il Maestro Ennio Morricone torna a dirigere l’Orchestra e il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma.morricone

Il Maestro torna all’Auditorium Parco della Musica, dopo grandi successi e dopo aver calcato palcoscenici prestigiosi: qui è come un padre.

Basterebbero, infatti, il patrimonio monolitico della sua produzione, la fama ed il successo per farne punto di riferimento per chiunque voglia cimentarsi nell’esperienza musicale. La sera del 17 Giugno , infatti, è accolto da tutti con trepidazione, sia dal pubblico che ha ascoltato estratti dalla sua copiosa produzione musicale, che dall’orchestra che ne ha eseguito, obbediente, le partiture.

In molti, tra cui il critico francese Michel Ciment, concordano nel considerare il messaggio visivo predominante nel linguaggio cinematografico.

Eppure, tutte queste immagini non avrebbero scavato un solco nella memoria dello spettatore se non fossero state sublimate da un adeguato commento musicale. Ma queste composizioni conserverebbero la stessa vis, anche prive delle immagini di cui sono commento a margine? Per dirla in altre parole, può la musica da film essere percepita e goduta dall’ascoltatore con la stessa forza della musica assoluta, cioè autonoma rispetto ad una drammaturgia? E’ il nodo che vogliamo sciogliere stasera.

Il programma della serata viaggia su questi binari, composizioni di musica assoluta si alternano ai più celebri temi di una produzione che vanta oltre 500 titoli.

Il primo brano, Immobile N.2, una composizione di musica assoluta, è concepita come un’improvvisazione d’armonica intessuta su un’armonia orientaleggiante. Morricone strizza l’occhio alla musica del Novecento, alla dodecafonia di Weber e Stockhausen. Affascinato dal senso di immobilità dell’oriente, il Maestro, elabora una partitura che, giocando su quattro note, intende con l’immobilismo trascendere la canonica forma musicale. Il risultato è una musica non immediata, ma di grande impatto e suggestione. I funambolici assoli di armonica (in realtà linee melodiche scritte apposta per Gianluca Littera) danzano sull’armonia come attorno ad un palo. Non immediato ma, musicalmente, l’effetto è molto interessante.

Segue Icaro II, brano basato su un loop preregistrato di una percussione elettronica attorno al quale si confrontano in modo dialettico l’orchestra e cinque violini concertanti, cosicché qui i cinque violini sembrano duellare con la prepotenza sonora dell’orchestra. Gradevole e ben strutturato.

Dopo due composizioni “assolute” è tempo di gratificare il pubblico, anche e soprattutto quello dei non addetti ai lavori, presentando una suite tratta dalla colonna sonora del film Baaria. Melodie ruffiane ed orchestrazioni accademiche mettono a proprio agio un pubblico ancora stordito dalle prime due esecuzioni.

E’ il momento del coro, diretto dal maestro Ciro Visco, e del soprano Susanna Rigacci. Il Maestro propone una suite intitolata Modernità del mito nel cinema di Sergio Leone, con cui vengono proposti i temi da Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West e Giù la testa. Il pubblico apprezza, segue la musica, sembra voler canticchiare, molti sono qui per questo: è un successo. Con un’ovazione si chiude la prima parte della serata.Anche l’inizio della seconda parte è incentrato sull’esecuzione di due componimenti assoluti.

Sicilo ed altri frammenti è una rielaborazione per coro ed orchestra dell’Epitaffio di Sicilo, probabilmente il primo documento musicale conosciuto.

Il brano che segue, Ostinato ricercare per un’immagine, presentato in prima esecuzione assoluta, sembra voler pacificare le due anime musicali del compositore romano: quella, più celebre, dell’autore di musica per il cinema e quella, più intimistica ed introversa, del compositore di musica assoluta. Il risultato è molto ben riuscito: un crescendo di ottoni immerge l’ascoltatore in un’atmosfera festosa e piacevole.

Chiude il concerto una suite con musiche tratte da Il deserto dei tartari, Riccardo III, Mission dal titolo Cinema tragico, lirico epico. Sulle note di Mission il pubblico si compiace.

La figura e la fama di Morricone travalicano il suo enorme talento. Le centinaia di colonne sonore firmate dal maestro sono entrate nelle case, nelle menti e nei cuori di molti, anche dei non appassionati di musica. Il musicista romano non è solo un compositore, ma anche, malgrado una timidezza spesso scambiata per snobismo, un fenomeno di costume. Il concerto ne tiene conto e dosa con precisione stechiometrica diversi ingredienti: si passa così da composizioni difficili e forse incomprensibili alle orecchie del non musicofilo a suite - quasi un greatest hit - in cui si propongono di seguito le melodie più riuscite della sconfinata produzione morriconiana: ce n’è per tutti.

Questa serata di musica è l’imbastitura che riesce ad unire musica assoluta e musica da film, il pubblico più profano a quello più addentro ai discorsi tecnici, il Morricone dell’Oscar al compositore privato, la giacca alla fodera, l’interno con l’esterno: Morricone dirige Morricone.

Sovente il compositore romano presta la bacchetta all’orchestra del rinomato conservatorio capitolino, istituzione presso cui, ancora giovane, conseguì il diploma in Tromba prima e in Composizione poi. Morricone è figlio di Roma e del Conservatorio Santa Cecilia, non un figlio convenzionale ma quel figliuol prodigo che rifugge ogni convenzione.

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