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il blog di Ciro Scannapieco

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ago
13

Diego De Silva - Non avevo capito niente

Posted by Ciro under Libri

avatar2wuzbbVincenzo Malinconico è come un palloncino senza il nodo. Pronto a gonfiarsi quando gli soffi dentro, per poi ammosciarsi alla prima brusca interruzione del flusso d’aria. Totalmente incapace di tenersi in pressione, il protagonista del romanzo di Diego De Silva Non avevo Capito niente,  oscilla tra stati di euforia e malinconica rassegnazione.

Nonostante  la storia sia piuttosto semplice (quasi banale),  le 309 pagine  gratificano il lettore . Vincenzo è un avvocato quarantenne separato da una moglie di cui è succube. Incapace di reinventarsi nella sua  nuova veste di uomo single, si rifuggia in un nido di piccole mediocrità intrecciate:  lavoro, studio, casa, rapporti umani ed un frigo vuoto sembrano ricordargli i  ripetuti fallimenti. Solo due eventi inaspettati e un pò fortunosi riescono a svegliarlo da un rassegnato  letargo per regalargli nuove prospettive.   Socialmente claustrofobico, incapace di dire le cose giuste al momento giusto, il protagonista sovente rimugina sugli eventi che lo vedono coinvolto; infinite elucubrazioni sembrano sputtananare stereotipi, convenzioni sociali e quant’altro l’uomo indossa come abito di scena per interpretare la quotidianità. Il libro si identifica con il suo protagonista, sovente il tono passa da una narrazione brillante e molto divertente a più intime ed introspettive riflessioni sull’uomo e la società.  Ne esce un acquarello ironico ed arguto sul mondo contemporaneo.

Lo stile, brillante e chiaro, simile alla lingua parlata per l’uso ricorsivo di incidentali che portano a continue divagazioni, rappresenta, certamente, un punto di forza del romanzo di De Silva. Una sorta di maccheronico e perfettamente riuscito stream of consciusness accompagna il lettore nell’intricato mondo interiore dell’avvocato Malinconico; una rete viaria con troppi incroci e pochi semafori che il protagonista percorre timorosamente con il piede sul freno. Non sarà difficile immedesimarsi con lui  e oscillare tra continui perdersi e ritrovarsi, tra  partenze e ritorni. Il lessico, strizzando l’occhio al gergo dei tribunali, arricchisce il lavoro di una gradevole e ben riuscita nota di colore. Non è solo una questione di forma: il linguaggio, integrando e completando la vicenda stessa,  diventa elemento imprescindibile.

I personaggi sono realistici e ben caratterizzati; è lecito pensare che  l’autore abbia attinto a piene mani dal campionario faunistico del foro salernitano.  Aver sottolineato in calce al libro la casualità di eventi, nomi e luoghi, sembra solo una classica e provocatoria frase di circostanza:  come a dire excusatio non petita, accusatio manifestaNe esce una cinica e sarcastica descrizione del mondo e dei suoi interpreti.  Si segnala, a  tal proposito,  per acume ed originalità, la breve  e provocatoria chiosa sulla criminalità organizzata (pag 267-269). Pagine che operano un’esegesi del reale più profonda  delle finte e speculative inchieste giornalistiche che troppo spesso  affollano gli scaffali per meri motivi commerciali (Gomorra et similia..).

 De Silva ha il grande merito  di esplorare aspetti profondi della  natura umana con disinvoltura e  leggerezza. Un romanzo intelligente ed ironico che affrontando temi difficili senza prendersi troppo sul serio risulta più incisivo ed a fuoco di molti  testi più nobili. Perfettamente riuscito, da leggere

  1. antonella Said,

    ah ciro! questo è stato uno dei libri che ho letto con maggior piacere l’altro anno. Un regalo che quando l’ho scartato ho detto a ch avevo di fronte: “quando ti ho detto che volevo leggerlo?”
    E’ vero che è molto salernitano (per chi conosce la nostra città saltano agli occhi anche i posti ed i marciapiedi).
    Leggero e non banale, anzi in alcune pagine il riso è amaro.
    Anni fa andai a vedere una serata jazz al verdi firmata Deidda dove De Silva fece una breve lettura tratta da questo romanzo che ancora non era edito. Molto molto divertente.

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