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il blog di Ciro Scannapieco

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Non ti amo, se non perché ti amo.

Non ti amo, se non perché ti amo.
E dall’amarti al non amarti giungo.
E dall’attenderti quando non t’attendo
passa il mio cuore dal freddo al fuoco.
Ti odio senza fine, e
odiandoti ti cerco.
E la misura del mio amor perduto,
è non vederti e amarti come un cieco.
Forse consumerà la luce di Gennaio,
col suo raggio crudele il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.
In questa storia solo io muoio,
e morirò d’amore perché t’amo.
Perché t’amo amore, a Sangue e Fuoco!

                                                          (P.Neruda)

mag
25

Alfonso Gatto - Attenzione

Posted by Ciro under Poesia

In me si chiude un silenzio di desideri. Stringo la gioia di momenti, di terre improvvise, di volti aperti in simpatia, sin che in me ne resti la felice improvvisazione e sconti dopo,solo, la consuetudine pacata in cui mi confondono.
Ogni mio amore resta per me come un’insistente distrazione in cui mi fisso.

Alfonso Gatto

The force that through the green fuse drives the flower   La forza che per la verde miccia spinge il fiore
 

The force that through the green fuse drives the flower
   

La forza che per la verde miccia spinge il fiore
Drives my green age; that blasts the roots of trees
Is my destroyer.
And I am dumb to tell the crooked rose
My youth is bent by the same wintry fever.
 
Spinge la mia verde età; che frantuma le radici degli alberi
È la mia distruttrice.
E sono muto per dire alla rosa storta
La mia giovinezza è piegata dalla stessa febbre d’inverno.
 

The force that drives the water through the rocks
   

La forza che spinge l’acqua per le rocce
Drives my red blood; that dries the mouthing streams
Turns mine to wax.
And I am dumb to mouth unto my veins
How at the mountain spring the same mouth sucks.
 
Spinge il mio rosso sangue; che le correnti prosciuga alla foce
Le mie trasforma in cera.
E sono muto per dire alle mie vene
Come alla sorgente montana la stessa bocca sugge.
 

The hand that whirls the water in the pool
Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
   

La mano che mùlina l’acqua nella pozza
Mescola le sabbie mobili; che lega il vento che soffia
Hauls my shroud sail.
And I am dumb to tell the hanging man
How of my clay is made the hangman’s lime.
 
Tende la vela del mio sudario.
E sono muto per dire all’impiccato
Che della mia creta è fatta la calce del boia.
 

The lips of time leech to the fountain head;
   

Le labbra del tempo succhiano al getto della fonte;
Love drips and gathers, but the fallen blood
 
L’amore goccia e si raccoglie, ma il sangue caduto
Shall calm her sores.
And I am dumb to tell a weather’s wind
How time has ticked a heaven round the stars.
 
Calmerà le sue piaghe.
E sono muto per dire a un vento meteorologico
Come il tempo ha scandito un cielo intorno alle stelle.
 

And I am dumb to tell the lover’s tomb
How at my sheet goes the same crooked worm.
   

E sono muto per dire alla tomba dell’amante
Come al mio lenzuolo s’avvia lo stesso verme storto.
gen
15

Alfonso Gatto - Arietta settembrina

Posted by Ciro under Poesia

ARIETTA SETTEMBRINA

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

Al porto sul veliero
di carrube l’ estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S’ addorme la campagna
di limoni e d’ arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.
Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegnilini

Alfonso Gatto

 

And Death Shall Have No Dominion   E morte non avrà dominio
 

And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
   

E morte non avrà dominio.
E i morti nudi sarà uno
Con l’uomo nel vento e la luna occidentale;
Quando le loro ossa saranno scarnite e le ossa scarnite andate,
Avranno stelle ai gomiti e ai piedi;
Per quanto impazziti saranno savi,
Per quanto affondino nel mare torneranno a risorgere;
Per quanto gli amanti si perdano amore resterà;
And death shall have no dominion.
 
E morte non avrà dominio.
 

And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
   

E morte non avrà dominio.
Sotto i gorghi del mare
Quelli che a lungo giacciono non moriranno ventosamente;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan’t crack;
And death shall have no dominion.
 
Torcendosi ai tormenti al cedere dei tèndini,
Legati a una ruota, pur non si romperanno;
La fede nelle loro mani si spezzerà in due,
E i mali unicorni li trapasseranno;
Strappati da ogni lato non si spaccheranno
E morte non avrà dominio.
 

And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.
   

E morte non avrà dominio.
Mai più possano i gabbiani gridargli agli orecchi
Né onde frangersi furiose sulle rive;
Dove fiore sbocciò possa fiore mai più
Sollevare il capo agli scrosci della pioggia;
Per quanto impazzite e morte come chiodi,
Le teste dei personaggi martellano fra le margherite;
Irrompendo nel sole fin che il sole cadrà,
E morte non avrà dominio.
nov
01

Una poesia - Pier Paolo Pasolini

Posted by Ciro under Poesia

Mi alzo con le palpebre infuocate.

La fanciullezza smorta nella barba cresciuta nel sonno,

nella carne smagrita, si fissa con la luce fusa nei miei occhi riarsi.

Finisco così nel buio incendio di una giovinezza frastornata dall’eternità;

così mi brucio,

 è inutile - pensando - essere altrimenti, imporre limiti al disordine: mi trascina sempre più frusto,

con un viso secco nella sua infanzia,

verso un quieto e folle ordine,

il peso del mio giorno perso in mute ore di gaiezza,

in muti istanti di terrore…

Pier Paolo Pasolini

lug
19

Alda Merini

Posted by Ciro under Poesia

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Alda Merini