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il blog di Ciro Scannapieco

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tratto da La Mosca nella bottiglia- elogio del senso comune  di  Raffaele la capria

[...La bizantina, sofisticata capziosità delle nuove tecniche di analisi letteraria può promuovere e sublimare qualsiasi testo, anche mediocre. E potrebbe, se applicata con l'indifferenza dello specialista far diventare qualsiasi testo più importante di quello che è o trattarlo con la stessa deferenza che si usa per un capolavoro: con gli stessi aggettivi, con gli stessi soprassalti di meraviglia o di ammirazione, come Don Chisciotte trattava la sua Dulcinea del Toboso. In questi casi, in cui il critico diventa prigioniero dei suoi concetti e della sua tecnica, il senso comune dovrebbe servire da calmiere e potrebbe rivelarsi utile, anzi più che neces¬sario, per ristabilire il senso della misura e delle proporzioni là dove è stato oltrepassato.

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ago
13

Diego De Silva - Non avevo capito niente

Posted by Ciro under Libri

avatar2wuzbbVincenzo Malinconico è come un palloncino senza il nodo. Pronto a gonfiarsi quando gli soffi dentro, per poi ammosciarsi alla prima brusca interruzione del flusso d’aria. Totalmente incapace di tenersi in pressione, il protagonista del romanzo di Diego De Silva Non avevo Capito niente,  oscilla tra stati di euforia e malinconica rassegnazione.

Nonostante  la storia sia piuttosto semplice (quasi banale),  le 309 pagine  gratificano il lettore . Vincenzo è un avvocato quarantenne separato da una moglie di cui è succube. Incapace di reinventarsi nella sua  nuova veste di uomo single, si rifuggia in un nido di piccole mediocrità intrecciate:  lavoro, studio, casa, rapporti umani ed un frigo vuoto sembrano ricordargli i  ripetuti fallimenti. Solo due eventi inaspettati e un pò fortunosi riescono a svegliarlo da un rassegnato  letargo per regalargli nuove prospettive.   Socialmente claustrofobico, incapace di dire le cose giuste al momento giusto, il protagonista sovente rimugina sugli eventi che lo vedono coinvolto; infinite elucubrazioni sembrano sputtananare stereotipi, convenzioni sociali e quant’altro l’uomo indossa come abito di scena per interpretare la quotidianità. Il libro si identifica con il suo protagonista, sovente il tono passa da una narrazione brillante e molto divertente a più intime ed introspettive riflessioni sull’uomo e la società.  Ne esce un acquarello ironico ed arguto sul mondo contemporaneo.

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ago
10

La camorra sostenibile

Posted by Ciro under Generale, Libri

Tratto da Non avevo capito niente di Diego De Silva

[...Io, per quel che vale, mica lo so più che cos'è la camor­ra. Non che sia uno che se ne intende, perché ne so più o meno quello che ne sanno tutti. E quello che si sa della ca­morra è essenzialmente la versione divulgata di quanto sta scritto nelle sentenze dei giudici, che poi sono le fonti pri­marie per lo studio del fenomeno. Perché è chiaro che una cosa, per essere studiata, dev'essere almeno un po' scrit­ta. Certo, anche l'esperienza diretta è una forma di cono­scenza (generalmente, - ma non necessariamente, - la più attendibile); ma chi studia fa riferimento alla documenta­zione scritta, perché, ai fini dello studio, cioè della com­prensione critica di una cosa, la scrittura è sempre prefe­ribile alla testimonianza. D'altra parte, quando si tratta di trasmettere un'esperienza maturata, cioè di scriverla (es­sendo la scrittura il prolungamento naturale dell'esperien­za), si avverte subito il bisogno di altre scritture di riferi­mento. E dove le prende queste altre scritture di riferi­mento uno che scrive di camorra, se non dalle sentenze dei giudici che si pronunciano sulla camorra ? Mica i camorri­sti scrivono. Cioè: a volte lo fanno, ma in genere è per chiudere con quella vita che prendono carta e penna; per fornire, in un certo senso, la prova cartacea di un ravve­dimento (quale camorrista in carica si metterebbe a rac­contare per iscritto i fatti suoi ?) Ed è ovvio che la testi­monianza, per quanto scritta, di uno che si ravvede, non ha lo stesso grado di attendibilità di una sentenza, che è frutto di un lavoro faticoso e complesso, ispirato a criteri di oggettività e, soprattutto, svolto da persone che non hanno avuto bisogno di ravvedersi per scrivere.

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avatar2“Il mondo odierno inclina un poco a sottovalutare i libri. Si trovano molti giovani, oggigiorno, cui sembra ridicolo e indecoroso amare i libri, invece della realtà viva: stimano che la nostra vita sia troppo breve e troppo preziosa per questo, eppure trovano il tempo di trascorrere molte ore, sei volte la settimana, ascoltando musica da caffè-concerto e ballando.
Per animate che siano le università e le officine, la Borsa e i locali di divertimento del mondo ‘reale’, è certo che lì non siamo più vicini alla vera vita di quanto lo siamo se ogni giorno dedichiamo una o due ore ai saggi e ai poeti del passato”. (Hermann Hesse: ‘Una biblioteca della letteratura universale’,1929).

I dati di vendita dei libri in Italia sono positivi,  ad affermarlo è  l’istituto nazionale di statistica.  Sono anni, ormai, che si assiste ad un progressivo  trend di crescita; tale fenomeno, però, non va visto solo in ottica nazionale, tutto il globo sembra essere pervaso da libromania e tanti sono stati i casi editoriali succedutisi  nell’ultimo decennio che hanno trainato il mercato e fatto impennare le vendite.  Se leggessimo le parole di Hesse a margine delle statistiche potremmo sentirci appagati dal vivere in una società che da valore ai tomi stampati .  Mi chiedo, però, se Hesse avrebbe barattato la sua epoca con quella attuale.  Sono lontane le lezioni di letteratura italiana  (tenute per la verità da un soggetto che avrebbe avuto non poche difficoltà a leggere e capire un testo mediamente complesso) in cui si esaltavano le doti taumaturgiche di una buona lettura. Sembrava, allora,  che un buon libro potesse aprire  cuori e  menti per regalarci un futuro migliore; se la paternale fosse iniziata con un <<c’era una volta>>  avrei potuto ripensare a quegli eventi come appartenenti ad un fiabesco passato tanto pareva  buffo  quel giullare che all’epoca ,fosse solo per un immeritato rispetto istituzionale, chiamavo professore.

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apr
22

Roberto Cotroneo - Presto con fuoco

Posted by Ciro under Libri

prestavatar2<<Eppure deve esistere una calligrafia delle passioni. Un segno morbido, una coda della croma che scende di troppo, uno svolazzo di pausa, quella che vale un quarto, una pressione più forte del pennino, quasi un graffio, un oltraggio a quella carta spessa, lanosa, che un tempo si usava per scrivere musica. Si deve pur trovare un barlume di esitazione, la follia di un Presto con fuoco..>>.

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(clicca qui per scaricare lo spartito della ballata)


L’esordio al Romanzo di Roberto Cotroneo non è affatto banale e scontato. Presto con fuoco, edito nel 1995, non è l’opera di un illustre sconosciuto; l’autore, critico letterario tra i più intransigenti e temuti con lo pseudonimo di Mumurio Lancillotto, vantava all’epoca una militanza più che decennale tra le  redazioni di importanti testate giornalistiche.  La sagacia (da alcuni scambiata per superbia) con cui si divertiva a stroncare autori più o meno noti ne faceva un bersaglio appetitoso per la critica; Cotroneo, invece, sembra irridersi di chi lo aspettava al varco partorendo un libro di rara eleganza e bellezza.

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mar
02

Tiziano Terzani - Un indovino mi disse

Posted by Ciro under Libri

avatar2Fortunatamente esistono le edizioni economiche, fatte di pagine sottili scritte fittamente, ungiornindcon vesti spartane e maneggevoli , di aspetto accattivante e ruffiano. Se fossi incappato in questo volume nella sua forma più nobile, con copertina cartonata, pagine spesse, margini abbondanti e dorso da ben dieci centimetri probabilmente avrei orientato la mia lettura altrove. Solitamente non amo la narrativa troppo “voluminosa”, si ha quasi l’impressione che l’autore abbia scritto più per compiacere se stesso che per parlare al suo pubblico e, così, nella mia libreria giacciono impolverati volumi da quasi mille pagine che già avevano perso la loro vis narrativa dopo le prime  trecento. Non è il caso di Un  indovino mi disse scritto da Tiziano Terzani. Il volume, grazie ad una sapiente riduzione di margini  e interlinea, si presenta compatto e di sole  quattrocentodiciotto pagine .

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Non amo particolarmente i libri gialli e solitamente  cerco  di starne alla larga peggio che dalla peste.  Se poi il libro in questione supera le seicento pagine i disincentivi alla lettura iniziano a diventare troppi per potermi invogliare a vincere la  naturale avversione verso il genere in questione. Eppure il clamore mediatico generato dal primo libro di Stieg Larson mi ha convinto ad investire ben 19,50 euro per l’acquisto.  Ad un libro giallo, si sa, non è affidato l’alto compito di “fare letteratura”  e tantomeno ci si aspetta che le sue pagine siano cesellate da ornamenti prosaici aulici. Un poliziesco è un libro per tutti, un compagno scanzonato che ci accompagna durante i tempi morti, stuzzica la curiosità e aguzza l’ingegno  senza mai diventare aristocratico; bisoogna sfogliarne  le pagine con leggerezza . 

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set
08

Niccolò Ammaniti - Come dio comanda

Posted by Ciro under Libri

copj13avatar2Dopo aver letto l’ultimo premio strega (la solitudine dei numeri primi) mi era sorto il plausibile dubbio che tale riconoscimento fosse diventato un moderno tributo al brutto. Invece, a quanto pare,  il culto del brutto è una  tendenza letteraria attuale.  Il 2007 premiava ancora l’originalità, l’arguzia e l’ironia. Mi accingo a parlare del penultimo premio strega, l’ormai “fuorimoda” Come dio comanda.

 

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copj13avatar2Questo libro è veramente brutto, è bene metterlo subito in chiaro. Esaminiamo, punto per punto, gli aspetti poco convincenti di questo romanzo.

La trama è veramente pessima e lacunosa; non ricordo nulla di tanto patetico e vuoto dai tempi delle telenovelas di Grecia Colmenares. Giordano  approccia al libro come  un neofita della cucina ai fornelli: non sceglie con cura gli ingredienti, non dosa le misure, non usa i tempi  giusti. Il risultato è un pastone dei tempi moderni; ci vengono proposti in modo orticantemente patetico e disordinato  tutti i luoghi comuni della nostra società: l’emarginazione, l’incapacità decisionale, il bullismo giovanile, l’anoressia,l’omosessualità, la personalità border line, il rapporto di coppia non appagante, la difficoltà del ruolo genitoriale e chi più ne ha più ne metta. Una puntata di Lucignolo non sarebbe riuscita a condensare tanta banalità tutta assieme. Notevole sforzo di sintesi.

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