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il blog di Ciro Scannapieco


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gen
20

Una poesia…Emily Dickinson

Posted by Ciro under Senza categoria

The Brain - is wider than the Sky -

For - put them side by side -

The one the other will contain

With ease - and You - beside -

The Brain is deeper than the sea -

For - hold them - Blue to Blue -

The one the other will absorb -

As Sponges - Buckets - do -

The Brain is just the weight of God -

For - Heft them - Pound for Pound -

And they will differ - if they do -

As Syllable from Sound -

Emily Dickinson

 

 

avatar2Se fosse stato un apologo da raccontare ai bambini ciascuno avrebbe potuto usarlo per proporre il proprio fine pedagogico guardando alla vicenda da diverse angolazioni pur di forzare un messaggio educativo.

I padri ed i maestri, infatti, avrebbero narrato,  a seconda delle  personali simpatie,  o del martirio di un santo ( vuoi che il nostro non subisca lo stesso trattamento riservato ai più grandi santi della storia? La lapidazione! ),  o  delle gesta eroiche di un nuovo Davide che sconfigge Golia con il lancio di una pietra (ovviamente a  forma di duomo per motivi puramente simbolici o per filologico folklore). Ce n’è per tutti.

I devoti ( lascio al lettore piena facoltà di esprimersi in merito all’oggetto o al soggetto di cotanta devozione) si sarebbero commossi  al riecheggiare di soavi parole. Avrebbero visto  in quella frase esclamata nel momento del dolore,  <<L’amore vince sull’odio>>,   l’attualizzazione della più celebre <<Perdona Padre perchè non sanno quello che fanno>> proferita  da colui di cui si è autoereditata  la missione.

I meteorologi più attenti, invece,  si sarebbero interrogati sul perchè il cielo non si sia oscurato per 3 giorni, come in casi analoghi solitamente accade e  avrebbero identificato la causa  nell’inquinamento atmosferico e nel conseguente  mutamento climatico. Sarà colpa dell’effetto serra anche questo clima d’odio? 

Gli studiosi del linguaggio avrebbero annotato i cambiamenti linguistici, dissertanto circa la sostituzione del più classico e fiabesco degli incipit: <<c’era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano….>> con il più attuale ed altrettanto poco originale: <<  Sdegno per l’ignobile aggressione e solidarietà nei confronti del premier, siamo contro ogni forma di violenza…..PERO’….>>.

I cronisti  avrebbero ammaestrato questi mille però alle proprie linee editoriali.

I chirughi maxillo-facciali si sarebbero alleati con i colleghi dentisti, proponendo all’OMS l’istituzione della “giornata mondiale del rischio della statuetta  di marmo che ti sfonda la faccia… ed  anche i denti”.

I nostalgici degli anni di piombo avrebbero rivisto in questo gesto un pericoloso ritorno al clima di terrore di togliattiana memoria.

Chi non appartiene alle succitate categorie professionali, invece,  può solo commentare la vicenda con un poco appassionato <<TRANSEAT…>>.

ott
19

Paglia di Vienna

Posted by Ciro under Generale

avatar2pv1Zurigo vive di un intreccio regolare di ordinate solitudini.  Un lento fermento di  esistenze  che camminano su rotaie sociali, regolate da un semaforo statale che non permette intoppi o incidenti.  Vite che si  incrociano, camminano parallele ed interagiscono per appuntamenti,  puntuali come le coincidenze dei tram che le trasportano verso il loro destino.  Regolare come la paglia di Vienna i cui cerchi  equidistanti, disegnati dall’intreccio ordinato ed ossessivo di filamenti  vegetali, creano agli occhi un’allucinazione razionalista. Si vive all’interno di queste circonferenze  senza claustrofobia, quasi senza aneliti.

zurigo1Tutto ha un suo posto, un suo ordine. Le grandi banche in centro, le griffe dell’alta moda a Bahnhoffstrasse, i teatri che, da Bellevue ,si affacciano sul lago, le puttane ed i night a Langstrasse,  le università che- dall’alto-  dominano la città vecchia; tutto il resto è dormitorio, quasi un deposito per membra stanche.  Questo senso di ordine viene  da epoche lontane. Ogni pietra ne sembra intrisa, anche la più antica.  Perfino il Grossmunster , edificato proprio di fronte al Fraumunster  agli albori dello scorso millennio,  sembra suggerire la misura della “giusta lontananza” (o vicinanza)  tra frati e suore, tra uomo e donna, tra  detto e non detto, tra la morale e la prassi, tra il perbenismo e l’ipocrisia. Topos e logos combaciano, ed ogni strada porta dentro di se la vis e l’austerità di quell’ordine. Ad ogni angolo quadranti d’orologio  ticchettano come tanti piccoli cuori,  pulsando tempo, come fosse sangue,  nelle arterie di questo  monotono  corpo urbano.

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set
27

Salerno, la rotonda…..e gli anni 80

Posted by Ciro under Generale

 

 

Colgo l’occasione del concerto del talentuoso Alexander Romanovsky Romanovsky - a cui ho avuto la fortuna  assistervi- per riportare una sua interessante intervista apparsa sul quotidiano la repubblica il 20 gennaio 2008.

 

da: Repubblica — 20 gennaio 2008 pagina 12 sezione: MILANO

E’ nato in Ucraina ma da un decennio vive vicino a Imola. Ha tenuto il suo primo concerto a 9 anni, nel 2001 ha vinto il prestigioso Concorso Busoni di Bolzano ed oggi è uno dei pianisti più bravi della sua generazione. «Del suo pianismo si sentirà molto parlare» aveva profetizzato il maestro Carlo Maria Giulini.

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tratto da La Mosca nella bottiglia- elogio del senso comune  di  Raffaele la capria

[...La bizantina, sofisticata capziosità delle nuove tecniche di analisi letteraria può promuovere e sublimare qualsiasi testo, anche mediocre. E potrebbe, se applicata con l'indifferenza dello specialista far diventare qualsiasi testo più importante di quello che è o trattarlo con la stessa deferenza che si usa per un capolavoro: con gli stessi aggettivi, con gli stessi soprassalti di meraviglia o di ammirazione, come Don Chisciotte trattava la sua Dulcinea del Toboso. In questi casi, in cui il critico diventa prigioniero dei suoi concetti e della sua tecnica, il senso comune dovrebbe servire da calmiere e potrebbe rivelarsi utile, anzi più che neces¬sario, per ristabilire il senso della misura e delle proporzioni là dove è stato oltrepassato.

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fernanda_pivano_02

“Con molto dolore per i morti e per la tragedia devo dichiararmi perdente e sconfitta perche’ ho lavorato 70 anni scrivendo esclusivamente in onore e in amore della non violenza e vedo il pianeta cosparso di sangue.” 

Fernanda Pivano (Genova, 18 Luglio 1917 - Milano , 18 Agosto 2009)

ago
13

Diego De Silva - Non avevo capito niente

Posted by Ciro under Libri

avatar2wuzbbVincenzo Malinconico è come un palloncino senza il nodo. Pronto a gonfiarsi quando gli soffi dentro, per poi ammosciarsi alla prima brusca interruzione del flusso d’aria. Totalmente incapace di tenersi in pressione, il protagonista del romanzo di Diego De Silva Non avevo Capito niente,  oscilla tra stati di euforia e malinconica rassegnazione.

Nonostante  la storia sia piuttosto semplice (quasi banale),  le 309 pagine  gratificano il lettore . Vincenzo è un avvocato quarantenne separato da una moglie di cui è succube. Incapace di reinventarsi nella sua  nuova veste di uomo single, si rifuggia in un nido di piccole mediocrità intrecciate:  lavoro, studio, casa, rapporti umani ed un frigo vuoto sembrano ricordargli i  ripetuti fallimenti. Solo due eventi inaspettati e un pò fortunosi riescono a svegliarlo da un rassegnato  letargo per regalargli nuove prospettive.   Socialmente claustrofobico, incapace di dire le cose giuste al momento giusto, il protagonista sovente rimugina sugli eventi che lo vedono coinvolto; infinite elucubrazioni sembrano sputtananare stereotipi, convenzioni sociali e quant’altro l’uomo indossa come abito di scena per interpretare la quotidianità. Il libro si identifica con il suo protagonista, sovente il tono passa da una narrazione brillante e molto divertente a più intime ed introspettive riflessioni sull’uomo e la società.  Ne esce un acquarello ironico ed arguto sul mondo contemporaneo.

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ago
10

La camorra sostenibile

Posted by Ciro under Generale, Libri

Tratto da Non avevo capito niente di Diego De Silva

[...Io, per quel che vale, mica lo so più che cos'è la camor­ra. Non che sia uno che se ne intende, perché ne so più o meno quello che ne sanno tutti. E quello che si sa della ca­morra è essenzialmente la versione divulgata di quanto sta scritto nelle sentenze dei giudici, che poi sono le fonti pri­marie per lo studio del fenomeno. Perché è chiaro che una cosa, per essere studiata, dev'essere almeno un po' scrit­ta. Certo, anche l'esperienza diretta è una forma di cono­scenza (generalmente, - ma non necessariamente, - la più attendibile); ma chi studia fa riferimento alla documenta­zione scritta, perché, ai fini dello studio, cioè della com­prensione critica di una cosa, la scrittura è sempre prefe­ribile alla testimonianza. D'altra parte, quando si tratta di trasmettere un'esperienza maturata, cioè di scriverla (es­sendo la scrittura il prolungamento naturale dell'esperien­za), si avverte subito il bisogno di altre scritture di riferi­mento. E dove le prende queste altre scritture di riferi­mento uno che scrive di camorra, se non dalle sentenze dei giudici che si pronunciano sulla camorra ? Mica i camorri­sti scrivono. Cioè: a volte lo fanno, ma in genere è per chiudere con quella vita che prendono carta e penna; per fornire, in un certo senso, la prova cartacea di un ravve­dimento (quale camorrista in carica si metterebbe a rac­contare per iscritto i fatti suoi ?) Ed è ovvio che la testi­monianza, per quanto scritta, di uno che si ravvede, non ha lo stesso grado di attendibilità di una sentenza, che è frutto di un lavoro faticoso e complesso, ispirato a criteri di oggettività e, soprattutto, svolto da persone che non hanno avuto bisogno di ravvedersi per scrivere.

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